Cassa Rurale della Valle dei Laghi

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I Soci rappresentano per noi la principale ragione d'essere ed il più potente motore di sviluppo. A loro viene riconosciuto un ruolo primario e grazie ad essi la Cassa Rurale mantiene un legame saldo e proficuo col territorio.

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La Cassa Rurale della Valle dei Laghi vuole essere una Banca "su misura" che dialoga con i propri GIOVANI, versatile ed attenta ai loro specifici bisogni:  per questa ragione offre il suo impegno per risolvere i piccoli e grandi problemi, soddisfacendo velocemente tutte le esigenze di tipo bancario ed extra bancario.

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Da sempre la Cassa Rurale da Valore alle idee, fiducia alle iniziative e credito ai progetti perché è una Banca che parte dai Valori mettendo al primo posto, la FAMIGLIA e l'IMPRESA.
Per questo motivo siamo in grado di offrirvi le nostre qualificate consulenze per rispondere ad ogni esigenza con risposte, prodotti e servizi adeguati.

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Vogliamo parlarvi di NOI: una Cassa Rurale che fa parte del sistema del Credito Cooperativo ma che si distingue per innovazione e dinamicità. Conoscerai la storia, gli obiettivi e le prospettive di una realtà di cui andiamo orgogliosi: una Cassa Rurale il cui radicamento significa riconoscersi nelle Comunità servite ed essere riconosciute da esse come Banca del Territorio e delle comunità.

Cassa rurale di Cavedine

 
LE ORIGINI E IL PRIMO DECENNIO
La costituzione della Cassa Rurale di Cavedine risale al 7 novembre 1897.
Lo Statuto fu approvato da 43 soci alla presenza del vice presidente della Federazione prof. Urbino Colombini. In quell'occasione fu eletto anche il primo direttivo composto da don Francesco Negri (presidente), Luigi Zanolli (vice presidente), Davide Bolognani, Giuseppe Pedrotti, Domenico Roncher e Lorenzo Travaglia (consiglieri). Come ufficio di banca venne scelto un locale della canonica, utilizzato anche per le sedute della direzione. Le assemblee generali invece, si tenevano presso le Scuole Elementari.
Bisognava a questo punto nominare un segretario in grado di espletare con correttezza il non facile servizio di contabilità. La scelta cadde su Giacomo Bortolotti, figura di primo piano del fermento cooperativistico di inizio secolo a Cavedine, che seppe gestire con la dovuta autorevolezza il difficile periodo bellico e postbellico del primo conflitto mondiale. Compito del contabile era di raccogliere con quindici giorni di anticipo le ordinazioni degli articoli per il lavoro dei campi che venivano acquistati presso l'Azienda Agraria.
Queste operazioni commerciali erano comunque gestite da un magazziniere con un'amministrazione separata. La vendita cumulativa dei prodotti della campagna veniva invece affidata a un comitato ristretto composto da due membri della direzione e dal magazziniere. La Cassa Rurale di Cavedine avrebbe poi curato altri servizi più attinenti all'attività bancaria, in particolare quello di tesoreria comunale per la raccolta delle "steore" e quello di cassa a favore dell'officina elettrica per i versamenti dei canoni luce.
Certamente più attenta fu l'erogazione del credito ai soci anche se tutto ruotava attorno a un rapporto di stima e piena fiducia. Per quanto riguarda i depositi, il flusso era regolato dalla richiesta dei prestiti aperti anche ai non soci.

 Il primo anno di attività si chiuse in maniera piuttosto incoraggiante soprattutto perchè si era azionato un organismo vitale per l'economia della zona. Il dato più confortante fu comunque la crescita della base societaria che in un anno era quasi triplicata..Dal punto di vista bancario la Cassa Rurale di Cavedine crebbe in maniera rilevante soprattutto nei primi anni e una volta raggiunto un certo volume d'affari si attestò su una crescita costante.
Intenso e vigile fu l'operato degli organismi societari che si riunivano solitamente nei pomeriggi festivi a scadenza mensile per evadere con la massima scrupolosità la mole delle domande di prestito e per cercare di sistemare qualche difficile posizione debitoria.Nell'ottica di costituire un fondo di sicurezza tale da mettere al riparo la Società da imprevedibili tracolli, si cominciò ad intervenire anche nel campo della solidarietà.
Don Francesco Negri, primo presidente della Cassa Rurale di Cavedine (1897-1903).
Nel primo decennio il vertice della Cassa Rurale di Cavedine subì in linea di massima la stessa rotazione che avvenne in seno all'officina elettrica con la presidenza di don Negri fino alla primavera del 1903 e dopo la parentesi laica (1903-1906) di Agostino Pasolli, ex presidente dell'Agricola, di don Giuseppe Pedrotti che la mantenne fino al 1911 in concomitanza con il suo trasferimento e il noto veto vaticano del 1910 che vietava al clero di ricoprire cariche in seno ad organizzazioni economiche.

GLI ANNI DELLA GRANDE GUERRA
Lo scoppio del conflitto trovò le masse rurali impreparate. La gente si trovò di punto in bianco di fronte a questa terribile realtà con tutto ciò che ne conseguiva: coscrizione obbligatoria per la maggior parte dei maschi attivi, l'abbandono delle campagne, la requisizione dei prodotti alimentari e del bestiame da parte dell'esercito e la preoccupazione per un'eventuale evacuazione. Finita la guerra, con il rimpatrio dei superstiti, cominciò la lenta fase della ripresa economica.
Nonostante l'evento bellico la Cassa Rurale di Cavedine non incontrò particolari difficoltà gestionali anche se ovviamente l'attività fu ridotta. Con la presidenza di Giacomo Bortolotti, iniziata nel 1911, l'erogazione del credito aveva assunto un deciso sostegno a favore degli investimenti comunali e soprattutto della Casa di Riposo.
Il passaggio del Trentino Alto Adige al Regno d'Italia al termine delle ostilità, provocò, sul piano valutano, una serie di disposizioni che penalizzarono tutti gli istituti di credito e quindi la popolazione. Il cambio da corone in lire determinò una perdita netta per i risparmiatori.
L'operazione di conversione nella nuova valuta avvenne fra il 10 e il 19 aprile del 1919. I cinque mesi di caos monetario produssero difficoltà e disagi che peggiorarono una situazione già di per sè precaria. Superate le difficoltà dell'immediato dopoguerra la Cassa Rurale di Cavedine, che aveva visto calare, a causa della guerra, di un buon 33% il numero dei soci, riprese in pieno la propria attività al punto che nei due anni seguenti evase quasi un centinaio di domande di prestito.

 IL PERIODO FASCISTA
Il tumultuoso dopoguerra con i suoi inevitabili contraccolpi al sistema creditizio aveva fatto capire che nella conduzione della Cassa Rurale di Cavedine bisognava muoversi con la massima attenzione. Nel frattempo, con l'avvento al potere del fascismo, gli avvenimenti politici nazionali avevano intrapreso un nuovo corso di cui però nelle valli trentine, almeno per i primi anni, non si era avvertita la pericolosità.
Dopo l'occupazione della Federazione da parte delle squadre fasciste (1 novembre 1926) e la conseguente rimozione dei vertici dell'organo centrale, arrivò puntuale (7 novembre) ai Consigli di Amministrazione delle Casse Rurali, delle Famiglie Cooperative e delle leghe dei contadini la circolare del commissario della Federazione, che comunicando la nuova situazione indicava le linee di comportamento che avrebbero dovuto assumere da quel momento tutte le organizzazioni cooperativistiche.
L'adesione all' azione di forza armata della dittatura non poteva che essere scontata. In seno alla Cassa Rurale di Cavedine non si ebbero comunque grossi cambiamenti, pertanto l'Ente continuò normalmente la propria gestione. Che la situazione economica degli anni Trenta non fosse positiva lo si deduce dal graduale calo dei depositi, da una crescente domanda di prestiti, dalla difficoltà dei rimborsi e dal ricorso sempre più frequente a forme di garanzia ipotecaria.
Accanto a questa tendenza negativa, la Cassa Rurale di Cavedine doveva risolvere anche il problema del recupero dei prestiti concessi al comune nel corso dell'ultimo quindicennio che l'avrebbe portata sull'orlo della bancarotta.
Dapprima si cercò di venire a patti con la rappresentanza comunale; anche la mediazione dell'autorità prefettizia non fece sortire l'effetto sperato, non rimaneva a questo punto che imboccare l'unica strada ancora percorribile, quella "politica", interessando del fatto lo stesso Mussolini. Il tentativo fece muovere per via indiretta il meccanismo che portò nel giro di un anno a chiudere la tormentata questione.
Non fu questo il solo grattacapo per gli amministratori della Cassa Rurale di Cavedine in quanto alla disavventura locale si aggiunse anche la crisi finanziaria dell'estate del 1933 che portò al tracollo alcuni istituti bancari della provincia. L'ultimo quinquennio degli anni Trenta fu scandito da alcune sostanziali modifiche statutarie.
All'assunzione della nuova denominazione di "Cassa Rurale e Artigiana" si aggiunsero l'allargamento delle competenze operative in materia finanziaria e le nuove disposizioni per il fondo di riserva ordinario e per quelli speciali. Venne superato così anche questo tormentato periodo mentre sulla scena mondiale si stava aprendo per milioni di uomini una nuova tragedia umana e a Cavedine si spegneva nel compianto generale il maestro Giacomo Bortolotti.

 L'ULTIMO SVILUPPO
Il ritorno della pace e della democrazia dopo la seconda Guerra Mondiale ridiede libero corso anche al movimento cooperativo che continuò a sviluppare un'importante funzione di sostegno e di crescita per le classi meno abbienti.
Superato, sotto la presidenza di Silvio Pedrotti, il primo decennio del dopoguerra con alcune verifiche statutarie, arriviamo, a ridosso degli anni Sessanta, a un nuovo momento critico in quanto alcune posizioni di affidamento non andarono a buon fine. Sistemata questa pendenza s'avviò per la Cassa Rurale di Cavedine, con il presidente Rodolfo Cattoni, quella costante espansione che l'avrebbe portata in breve tempo ad andare oltre la media provinciale delle Casse Rurali. Si riscontrava però la necessità di un investimento immobiliare che assecondasse il promettente sviluppo della Società. L'acquisto della casa "ex Fascio" in Piazza Italia era quanto di meglio ci si potesse attendere in quegli anni.
L'operatività della sede ristrutturata con il nuovo dipendente Franco Cozzini, che aveva sostituito il contabile Giocondo Toccoli che si era dimesso per motivi di salute, iniziò nel novembre del 1961. Nel decennio 1960-1970, accanto ad uno sviluppo considerevole dell'attività si registrò il raggiungimento di quegli obiettivi che da una parte concessero una maggiore autonomia operativa, dall'altra una certa sicurezza.
Gli anni della presidenza di Saverio Toccoli, succeduto nel marzo del 1971 a Rodolfo Cattoni, sono stati invece contrassegnati da alcune importanti deliberazioni, dalla costruzione della nuova sede alla periferia est del paese in prossimità della strada provinciale, e dalla richiesta di alcuni censiti del Comune di Drena per l'apertura di uno sportello in quel comune. Alle parziali modifiche dello Statuto, fece seguito l'importante decisione diaderire alla Cassa Centrale delle Casse Rurali Trentine.Nel 1984 divenne operativa la filiale di Drena, nel 1985, lo sportello di Vigo Cavedine.
Negli anni della presidenza di Camillo Bertè, eletto nel 1992, l'Ente ha festeggiato il prestigioso traguardo del 100° anniversario di fondazione, una ricorrenza che ha rivestito un'importanza particolare soprattutto perché la Cassa Rurale di Cavedine è stata ed è un punto di riferimento insostituibile per molti settori e determinante per l'intera economia delle nostre comunità.